La difesa di Calderoli: "Amo fare paragoni con animali"
Caso Kyenge, Calderoli non si dimette. Letta a Maroni: “Chiudere al più presto la vicenda”.
Roberto Calderoli, non si dimette. Ad anticipare la decisione del vicepresidente del Senato, è stato l’eurodeputato della Lega, Roberto Speranza, che al termine della segreteria politica del partito, interpellato sulle eventuali dimissioni di Calderoli ha risposto: “Non penso proprio che Calderoli si dimetta”. Speranza, riferendosi poi alle parole con cui Giorgio Napolitano aveva stigmatizzato l’insulto del nei confronti del Ministro dell’integrazione, ha aggiunto che “quando Berlusconi è stato paragonato a un caimano, Napolitano è stato zitto. O Napolitano parla sempre o taccia sempre”.

Roberto Calderoli, non si dimette. Ad anticipare la decisione del vicepresidente del Senato, è stato l’eurodeputato della Lega, Roberto Speranza, che al termine della segreteria politica del partito, interpellato sulle eventuali dimissioni di Calderoli ha risposto: “Non penso proprio che Calderoli si dimetta”. Speranza, riferendosi poi alle parole con cui Giorgio Napolitano aveva stigmatizzato l’insulto del nei confronti del Ministro dell’integrazione, ha aggiunto che “quando Berlusconi è stato paragonato a un caimano, Napolitano è stato zitto. O Napolitano parla sempre o taccia sempre”.
Pochi minuti dopo le dichiarazione di Speranza, è stata la Segreteria politica federale del Carroccio che in una nota ha reso noto di “aver preso atto delle scuse pronunciate pubblicamente da Roberto Calderoli sul caso Kyenge” e di vole rilanciare “la battaglia politica sul tema del contrasto all’immigrazione clandestina e della difesa della legalità, confermando la nostra contrarietà alle proposte finora avanzate dal Governo sul tema, in particolare sulle proposte di cittadinanza facile e concessione dello ius soli”.
Per ultimo, anche il segretario della Lega, Roberto Maroni, dal suo profilo Facebook, ha chiuso il caso: “Calderoli ha sbagliato – scrive Maroni – La Lega contrasta le proposte che non condivide, ma non si devono mai insultare le persone”. “Ora però – prosegue il leader del Carroccio – basta alimentare polemiche e strumentalizzazioni utili forse a coprire il rumore di altre questioni che vedono il governo direttamente coinvolto”.
Pochi minuti dopo le dichiarazione di Speranza, è stata la Segreteria politica federale del Carroccio che in una nota ha reso noto di “aver preso atto delle scuse pronunciate pubblicamente da Roberto Calderoli sul caso Kyenge” e di vole rilanciare “la battaglia politica sul tema del contrasto all’immigrazione clandestina e della difesa della legalità, confermando la nostra contrarietà alle proposte finora avanzate dal Governo sul tema, in particolare sulle proposte di cittadinanza facile e concessione dello ius soli”.
Per ultimo, anche il segretario della Lega, Roberto Maroni, dal suo profilo Facebook, ha chiuso il caso: “Calderoli ha sbagliato – scrive Maroni – La Lega contrasta le proposte che non condivide, ma non si devono mai insultare le persone”. “Ora però – prosegue il leader del Carroccio – basta alimentare polemiche e strumentalizzazioni utili forse a coprire il rumore di altre questioni che vedono il governo direttamente coinvolto”.
"Adesso basta, lasci il posto a chi è capace". Era iniziato così, con un'intervista rilasciata al Corriere della Sera dal Ministro dell'Integrazione Cecile Kyenge, il day after dell'insulto lancoato dal vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, al Ministro dell'integrazione. "Ogni giorno ricevo minacce. Non raccolgo – ha spiegato Kyenge – continuo per la mia strada, ognuno risponde delle proprie opinioni". Le dichiarazioni del ministro arrivano all'indomani della battuta del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli che si era espresso sulla Kyenge in modo poco lusighiero: "Quando la vedo non posso non pensare ad un orango". Nell'intervista Kyenge afferma: "Quotidianamente, con ogni mezzo ricevo lettere, e-mail, telefonate. Le più terribili sono online, anche minacce di morte. Non c'è ancora una legge e invece servirebbe. L'istigazione al razzismo sta diventando man mano istigazione alla violenza. Vale per tutti, penso agli attacchi che riceve la comunita' ebraica. Dobbiamo lavorarci". E, riferendosi ancora una volta alla frase pronunciata dal leghista Calderoli sul suo conto, Kyenge afferma: "Preferisco non esprimermi. Dico però che se non è in grado di tradurre un disagio in un linguaggio anche duro ma corretto, bisogna forse dare il suo incarico a chi è capace di farlo. Non mi rivolgo alla persona, ma alla carica istituzionale che ricopre, per invitarlo a fare una riflessione profonda. Da queste sedie rappresentiamo l'Italia, parliamo ai cittadini. E le parole hanno un peso". Secondo Kyenge, "Dobbiamo correggere il linguaggio politico – aggiunge – sono disponibile ad un confronto ma che si basi sui contenuti e non sulle offese. E' arrivato il momento di dire basta".
Il Ministro ha poi aggiunto di dover stare sempre in allerta: "Ovunque vado, trovo mobilitazioni contro di me. Per fortuna sono sempre di più le persone che mi sono vicine, che mi manifestano la loro solidarietà. L'altro giorno ero a Cattolica, ad una cerimonia privata . All'ingresso principale c'era qualcuno che mi minacciava e mi aspettava, sono stata costretta dalle forze dell'ordine a uscire dall'altra parte".
Nel frattempo il senatore leghista Calderoli, in una serie di interviste rilasciate ai quotidiani, aveva detto di non volersi dimettere: "Non me ne vado – ha affermato – sono senatore eletto dal popolo e un vice presidente del Senato. Io amo fare paragoni con gli animali e poi a me, dopo il porcellum hanno dato diecimila volte del maiale. La mia è stata solo una battuta infelice, lo ammetto. E chiedo scusa alla ministra. Ma fa parte del mio modo di essere. Sono abituato ad accostare le persone agli animali. Mi viene spontaneo. E poi – ha aggiunto – tutto questo polverone è stato sollevato per nascondere altro. Meglio parlare di Calderoli e degli oranghi". Infine il vice presidente del Senato ha precisato: "Il mio era un giudizio estetico che non voleva essere razzista".
Anche il vice-segretario della Lega, Matteo Salvini, era tornato a parlare del caso Kyenge prendendosela con le dichiarazioni con cui il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva stigmatizzato "l'imbarbarimento" culturale nei confronti del diverso e la battuta di Calderoli. "Io mi indigno con chi si indigna. Napolitano, taci che è meglio", ha scritto su Facebook Salvini. Che ha aggiunto: ''Napolitano si indigna per una battuta di Calderoli. Ma Napolitano si indignò quando la Fornero, col voto di Pd e Pdl, rovinò milioni di pensionati e lavoratori?''.
LA NOTA DEL PD - "Adesso basta. Non si può lasciare spazio al razzismo, all'insulto, all'istigazione dei peggiori istinti. Non si tratta di chiedere scusa o di smentire battute. Non si può tergiversare o minimizzare". Il Pd ha ribadito in una nota ufficiale che "le parole usate dal senatore Calderoli nei confronti della ministra Kyenge sono un fatto gravissimo, che sta già provocando emulazioni, dichiarazioni e atti senza precedenti. Sono una manifestazione di irresponsabilità". "Non si può lasciare che resti al proprio posto di rappresentante delle istituzioni chi usa le parole come clave per fomentare il razzismo e dileggiare una donna e un ministro", ribadisce il Partito Democratico nella nota.
Nel pomeriggio era arrivata la presa di posizione del Presidente del consiglio, Enrico Letta sulle dichiarazioni che il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, aveva rivolto al Ministro dell’integrazione, Cecile Kyenge. "Quello che sta succedendo è un'altra pagina vergognosa nel nostro paese su questi temi – ha detto Letta -, l'Italia oggi è presente sulla stampa estera per questa vicenda: è una vergogna che fa male all'Italia e faccio appello a Maroni, leader della Lega, perché chiuda questa pagina rapidissimamente altrimenti si entra in una logica di scontro totale che non serve a lui, non serve a nessuno, non serve al Paese.
Il Presidente del consiglio poi, riferendosi agli attacchi arrivati dal Carroccio al Quirinale, ha usato parole altrettanto dure censurando “l’aver chiamato in causa il Presidente Napolitano che voglio difendere. Non ci provino nemmeno…”, ha poi concluso.
Prima di Enrico Letta era stata la presidente della camera, Laura Boldrini, a commentare le frasi di Calderoli sottolineando “l’imbarazzo” creato da quest’ultime “soprattutto per l’immagine che dà dell’Italia”. Interpellata poi sulle eventuali dimissioni da parte di Calderoli, Boldrini ha poi aggiunto che è “impensabile in qualsiasi Paese europeo e democratico, che una persona con una responsabilità istituzionale possa dire queste cose”. Chi riveste un ruolo istituzionale ha, per la Presidente della Camera, “delle responsabilità aggiuntive” e, proprio perché in Italia negli ultimi anni “spesso si è andati sopra le righe e il linguaggio eccessivo c’è stato da più parti, credo si debba riacquisire un modo sereno di confrontarsi. Insultatre – ha poi concluso Boldrini – denota mancanza di argomenti”.
Il Presidente del consiglio poi, riferendosi agli attacchi arrivati dal Carroccio al Quirinale, ha usato parole altrettanto dure censurando “l’aver chiamato in causa il Presidente Napolitano che voglio difendere. Non ci provino nemmeno…”, ha poi concluso.
Prima di Enrico Letta era stata la presidente della camera, Laura Boldrini, a commentare le frasi di Calderoli sottolineando “l’imbarazzo” creato da quest’ultime “soprattutto per l’immagine che dà dell’Italia”. Interpellata poi sulle eventuali dimissioni da parte di Calderoli, Boldrini ha poi aggiunto che è “impensabile in qualsiasi Paese europeo e democratico, che una persona con una responsabilità istituzionale possa dire queste cose”. Chi riveste un ruolo istituzionale ha, per la Presidente della Camera, “delle responsabilità aggiuntive” e, proprio perché in Italia negli ultimi anni “spesso si è andati sopra le righe e il linguaggio eccessivo c’è stato da più parti, credo si debba riacquisire un modo sereno di confrontarsi. Insultatre – ha poi concluso Boldrini – denota mancanza di argomenti”.